Stare bene in famiglia: Risolvere i conflitti e prendersi cura dei legami familiari
09 Marzo 2026
Intervista alla Dott.ssa Ilaria Quercioli, Mediatore familiare professionista-socio qualificato
A.I.Me.F (Associazione italiana dei mediatori familiari), formato al metodo della Coordinazione
genitoriale e Conduttrice di gruppi di parola, per figli e per genitori
Cos’è la mediazione familiare?
La mediazione familiare è un modo civile e consapevole di affrontare e risolvere in prima persona i
conflitti familiari con l’aiuto di un terzo neutrale, il mediatore, che stimola le parti a comunicare in
un clima di rispetto e ad individuare e tutelare i bisogni di ciascuno e quelli della famiglia nel suo
complesso, con particolare riguardo ai figli.
La mediazione familiare è uno dei metodi di soluzione delle controversie alternativo all’iter
giudiziale. Ha, tra i suoi principi e obiettivi, la natura compositiva del conflitto e la riorganizzazione
delle relazioni familiari, sia dal punto di vista relazionale, sia economico-patrimoniale, nella fase
pre o post separazione, divorzio o cessazione di un rapporto tra adulti, a qualsiasi titolo costituito.
È un intervento finalizzato al mantenimento del benessere dei figli, di prevenzione del disagio
connesso all’evento separativo e all’esercizio della comune responsabilità genitoriale.
Che cos’è un mediatore familiare?
Il mediatore familiare è una terza persona super partes esperta di tecniche di negoziazione e con
una formazione specifica (giuridica, psicologica), che agisce in modo tale da incoraggiare e
facilitare la risoluzione di un conflitto tra due o più persone in un contesto informale. Il suo
obiettivo è aiutare le parti in disaccordo a raggiungere un accordo rispondente ai bisogni e agli
interessi delle parti. L'accordo raggiunto dovrà essere volontario, accettabile per entrambi e
durevole. Ma sono le parti a decidere. Il mediatore sostiene le persone nel confronto e nell’ascolto
reciproco, li accompagna a individuare problemi e risorse e li supporta nel raggiungere decisioni
condivise in un clima confidenziale.
Quali sono gli ambiti di intervento di un mediatore familiare?
In primis accompagna le coppie in separazione/divorzio a raggiungere i loro accordi o a modificare
quelli già presi, e riorganizzare così la vita familiare. Soprattutto se ci sono figli è importante che,
pur separandosi come coppia, non ci si separi come genitori e i figli possano sentire mamma e
papà alleati nel loro progetto di crescita. Con la Riforma Cartabia, il percorso alla mediazione
familiare separativa è veicolato dall’Autorità giudiziaria. Già dall’emissione del decreto di
fissazione della prima udienza, il giudice deve informare le parti della possibilità di avvalersi della
mediazione familiare e può continuare, durante tutto il procedimento, a invitare i genitori ad
intraprendere un percorso mediativo.
L’art. 377 ter c.c. recita: «il giudice…omissis… prende atto degli accordi intervenuti tra i genitori, in
particolare qualora raggiunti all’esito di un percorso di mediazione familiare”.
La mediazione accompagna anche le coppie che non vogliono separarsi ma imparare a gestire le
conflittualità emergenti, rinforzare la loro comunicazione e negoziare riorganizzazioni sul fronte di
coppia e genitoriale.
La mediazione intrafamiliare accompagna poi i membri di una famiglia (es. genitori e figli, nonni,
fratelli, figli di persone anziane) a riorganizzare pacificamente delle relazioni compromesse dai
conflitti.
Che cosa fa il mediatore familiare?
Accoglie le persone ed il loro disagio, ascolta con orecchie, mente e cuore i bisogni e le esigenze di
ciascuno, aiuta le parti a comunicare in modo rispettoso, e le conduce alla ricerca di un accordo
mettendo al centro della negoziazione i minori e il loro bisogno di non perdere i legami familiari. Il
mediatore accoglie con imparzialità ed equa vicinanza, non giudica, non impone soluzioni, facilita
l’empowerment familiare. Il mediatore sa che i figli hanno diritto che siano i genitori a scegliere
cosa è meglio per loro e sa che i genitori vanno aiutati a disimpegnarsi dal conflitto per rivedere i
bisogni dei figli e condividere decisioni.
I suoi incontri fanno pensare ad una ‘sala gremita’ dove i figli – magari rappresentati da foto poste
al centro del tavolo – sono presenti. Il suo è un ‘ascolto partecipato’ che sollecita molte domande
per aiutare la coppia ad abbandonare le posizioni precostituite e a ragionare sui bisogni, presenti e
futuri.
In cosa differisce da uno psicologo della coppia?
Innanzitutto per formazione. Il mediatore può avere una formazione di base pedagogica, giuridica
o psicologica. Lo psicologo lavora sui vissuti individuali/di coppia, sull’analisi del passato. Il
mediatore lavora sul presente e sul futuro. Non fa terapia di coppia ma aiuta le parti a migliorare
la comunicazione e a riorganizzare le loro relazioni. Ovviamente, nelle conversazioni il passato
emerge, ma si cerca di lavorare sul presente e sul futuro per trovare strategie, risorse per
riorganizzare la quotidianità, per riuscire a dialogare.
Altra differenza è la durata. Il tempo della psicoterapia non è prestabilito. Il mediatore conduce
10-12 incontri al massimo. Questo perché le parti definiscono concreti temi di negoziazione. Le
persone non devono dipendere dalla mediazione ma ritrovare presto la loro autonomia. Il
mediatore poi propone anche esercizi, ad esempio di riformulazione: aiuta a rivolgersi all’altra
parte in modo nuovo e più rispettoso, per favorire nuovi equilibri.
Sono maggiormente gli uomini o le donne a rivolgersi ad un mediatore familiare?
Nella mia esperienza non ho visto sbilanciamenti fra uomo e donna. Anche il target comprende
tutti gli status sociali. Quello che ho notato è un aumento negli anni di coppie con figli piccolissimi.
Quali sono le percentuali di successo di una mediazione?
È importante dire che l’obiettivo primo della mediazione è il mantenimento della comune
responsabilità genitoriale. Non sempre le parti raggiungono un condiviso accordo su tutte le
tematiche di trattazione ma se hanno riattivato la comunicazione e gestito anche parzialmente le
conflittualità, la mediazione ha raggiunto il suo obiettivo. A volte le persone necessitano di tempo
per riattivare una parziale fiducia, superare delusioni e fatiche, mettere in campo nuove risorse
comunicative. È importante poi che gli accordi raggiunti siano realmente fattibili e durevoli nel
tempo.
Se le parti si ascoltano, valorizzando le reciproche competenze e decidendo in autonomia, questo
è già un successo. Certo, non sempre si trova la negoziazione. Ma l’importante è imparare a
comunicare in modo meno conflittuale, in un contesto protetto e non giudicante.
Ci sono coppie che riescono a risolvere le conflittualità, altre interrompono la mediazione ma
ritornano dopo un lasso di tempo per approfondire e riprendere a parlare.
A chi può essere utile la mediazione familiare?
La mediazione famigliare può essere utile alle coppie che intendono separarsi e desiderano
concordare le condizioni della separazione decidendo in prima persona quale sarà il futuro proprio
e dei propri figli, aa chi deve rivedere dei precedenti accordi separativi o raggiungere il divorzio
ma anche a tutti coloro che, all’interno della famiglia, vivono un conflitto e vogliono tentare di
risolverlo direttamente, tornando ad essere interlocutori.
Quali altri servizi propone presso il Centro Baroncini per stare bene in famiglia?
Oltre alla mediazione, il sostegno alla genitorialità con colloqui di orientamento e consulenza
educativa rivolti a genitori e familiari che hanno dubbi o difficoltà nell’educazione dei ragazzi; la
gestione positiva dei conflitti rivolta oltre che ai coniugi anche ai parenti, conviventi e altri
familiari; i laboratori di comunicazione per genitori, gruppi di scambio e sostegno fra genitori per
affrontare insieme problematiche specifiche o momenti critici; la coordinazione genitoriale, un
percorso alternativo di risoluzione delle controversie centrato sui figli e rivolto alle coppie già
separate che si trovano in alto e perpetuato conflitto; i gruppi di parola per figli di genitori separati
(rivolto a bambini dai sei anni e ragazzi fino a 17 anni). Un gruppo di scambio e sostegno per
condividere esperienze e trovare nuovi modi per parlare coi genitori.