“Occhio pigro”: cos’è, come riconoscerlo e perché è fondamentale la figura dell’Ortottista
10 Giugno 2025
Quante volte abbiamo sentito parlare di “occhio pigro” nei bambini? Spesso questo termine
viene usato in modo generico, senza sapere esattamente a cosa si riferisce e quanto sia
importante diagnosticarlo in tempo. In realtà, l’occhio pigro ha un nome scientifico ben preciso:
ambliopia, una condizione oftalmologica più diffusa di quanto si pensi, che può influenzare in
modo significativo lo sviluppo visivo e la qualità della vita, se non trattata correttamente nei
tempi giusti.
Cos’è l’ambliopia?
L’ambliopia è una riduzione dell’acuità visiva di un occhio (più raramente di entrambi), che
non può essere attribuita a difetti anatomici evidenti o a problemi oculari risolvibili con semplici
occhiali. Nella maggior parte dei casi si presenta in un solo occhio, mentre quello “buono” lavora
correttamente. Il cervello, ricevendo segnali visivi più nitidi da un solo lato, tende a ignorare
l’altro, inibendo lo sviluppo visivo dell’occhio più debole.
Per essere tecnici, si parla di ambliopia quando tra l’occhio dominante e quello ambliope c’è una
differenza di almeno due decimi di visus (ad esempio, 10/10 contro 8/10 o meno). Se questa
condizione non viene diagnosticata e trattata per tempo, può diventare permanente, poiché il
sistema visivo è plastico solo fino a circa 6-7 anni di età. Dopo questa finestra di sviluppo, le
possibilità di recupero diminuiscono drasticamente.
Quando e come riconoscere l’occhio pigro?
L’ambliopia spesso non dà segni evidenti nei primi anni di vita. I bambini piccoli, non avendo
termini di paragone, non sono in grado di comunicare eventuali difficoltà visive. Proprio per
questo è essenziale effettuare uno screening visivo precoce, anche in assenza di sintomi.
Il consiglio è di effettuare un primo controllo ortottico attorno ai 3 anni. È un’età strategica
perché consente di individuare precocemente eventuali anomalie e agire per tempo, sfruttando
al massimo la plasticità del sistema visivo. Non è necessario che il bambino conosca l’alfabeto:
gli ortottisti utilizzano ottotipi specifici come disegni o le famose “E di Albini” per valutare
l’acuità visiva anche nei più piccoli in modo preciso e non invasivo.
Come si cura l’ambliopia?
La riabilitazione visiva dell’occhio pigro è possibile e può portare a ottimi risultati se iniziata
tempestivamente. Le tecniche principali prevedono:Occlusione con patch adesivi: consiste nel coprire l’occhio sano con un cerotto,
obbligando l’occhio pigro a lavorare e rafforzarsi. È il metodo più utilizzato e spesso molto
efficace.
Uso di atropina: un collirio che sfoca temporaneamente la visione dell’occhio dominante,
stimolando l’uso dell’occhio più debole.
Correzione ottica penalizzante: si utilizzano lenti con gradazioni particolari, progettate per
penalizzare l’occhio buono e stimolare l’altro.
Filtri opachi: applicati sugli occhiali, servono come terapia di mantenimento al termine del
trattamento attivo, per consolidare i progressi ottenuti.
In ogni caso, prima di iniziare qualsiasi percorso terapeutico, è fondamentale escludere la
presenza di patologie oculari organiche, come la cataratta congenita, il glaucoma o il
retinoblastoma, e correggere eventuali difetti refrattivi come miopia, ipermetropia o
astigmatismo.
Perché rivolgersi all’Ortottista?
Spesso si pensa che l’unico professionista competente per i problemi visivi sia l’oculista. In
realtà, la figura dell’ortottista è centrale, soprattutto per i bambini. L’ortottista è un
professionista sanitario laureato (laurea in Ortottica e Assistenza Oftalmologica) che si occupa
specificamente della valutazione e riabilitazione dei disturbi visivi funzionali e motori.
Mentre l’oculista ha il compito di diagnosticare malattie oculari, prescrivere farmaci, lenti e – se
necessario – intervenire chirurgicamente, l’ortottista lavora sulla funzionalità visiva, aiutando
il paziente a migliorare la visione attraverso tecniche mirate di esercizio, occlusione o
stimolazione visiva.
La collaborazione tra oculista e ortottista è quindi fondamentale: uno individua e cura la causa
organica, l’altro agisce sul recupero della funzionalità visiva. Questa sinergia è indispensabile
soprattutto nei casi di ambliopia, strabismo, diplopia (visione doppia), deficit di convergenza,
visione alterata nei DSA e in seguito a traumi oculari.
Quando prenotare una visita?
Se hai dubbi sullo sviluppo visivo di tuo figlio o hai notato comportamenti anomali (come
chiudere un occhio, inclinare la testa, avvicinarsi troppo agli oggetti, sbattere spesso le
palpebre), non aspettare. Una visita ortottica può fare la differenza.